Studio NewLife Nutrizione e Salute - Dott. Giuseppe Scopelliti Nutrizionista Bologna e Milano
×
  • Home
  • Chi siamo
  • Servizi
    • La visita
    • Dieta Personalizzata a Bologna e Milano
    • Dieta per la Menopausa a Bologna e Milano
    • Nutrizionista Sportivo a Bologna e Milano
    • Dieta Vegetariana e Vegana a Bologna e Milano
    • Analisi Composizione Corporea (BIA)
  • Studio Milano
  • Prezzi
  • Recensioni
  • Blog
  • FAQ
  • Contatti
  • Prenota Online

Zuccheri di Settembre: la Frutta di Stagione fa Ingrassare?

Zuccheri di Settembre: la Frutta di Stagione fa Ingrassare?
21/09/2026Studio NewLifeAlimentazione & Benessere
Trasparenza sui contenuti
Questo articolo è stato redatto con il supporto di sistemi di intelligenza artificiale generativa (art. 50 Reg. UE 2024/1689). Le informazioni hanno finalità divulgativa e non sostituiscono una consulenza nutrizionale personalizzata.

La frutta di settembre, dall’uva ai cachi ai fichi tardivi, non fa ingrassare se consumata nelle porzioni consigliate: il suo carico glicemico è modesto perché gli zuccheri sono racchiusi in una matrice di fibre e acqua che ne rallenta l’assorbimento, a differenza degli zuccheri aggiunti isolati presenti in snack e bevande industriali. L’aumento di peso dipende dal bilancio energetico complessivo della giornata, non dalla quantità di zucchero naturale contenuta in un singolo frutto. Eppure ogni anno, a fine estate, molte persone che tornano da diete estive restrittive iniziano a evitare la frutta autunnale proprio perché “troppo dolce”, spesso sostituendola con alternative meno salutari.

Indice glicemico della frutta autunno: uva, cachi e fichi a confronto

L’indice glicemico della frutta autunnale è generalmente medio-basso, e non giustifica l’allarme che spesso la accompagna a settembre. Nella tabella internazionale pubblicata da Foster-Powell e colleghi sull’American Journal of Clinical Nutrition, l’uva viene classificata con un indice glicemico moderato, collocato in genere in un intervallo attorno a 45-59 su scala glucosio=100, mentre i fichi freschi rientrano tra gli alimenti a indice glicemico basso.

Indice glicemico: è un valore che misura quanto rapidamente un alimento contenente carboidrati fa aumentare la glicemia rispetto a una quantità equivalente di glucosio puro, assunto come riferimento (valore 100).

Per i cachi i dati nelle tabelle internazionali di riferimento sono più scarsi rispetto ad altri frutti, ma la loro composizione — ricca di fibre solubili come le pectine e con un elevato contenuto d’acqua — li rende comunque assimilabili, dal punto di vista dell’impatto glicemico, alla fascia media della frutta autunnale, non a quella degli zuccheri semplici isolati.

È utile ricordare che l’indice glicemico da solo racconta solo una parte della storia: dice quanto velocemente uno zucchero entra in circolo, ma non quanto zucchero è realmente presente in una porzione reale. Per questo motivo, come vedremo, il dato più utile per valutare l’impatto reale della frutta sulla glicemia è il carico glicemico.

Carico glicemico frutta: perché conta più dell’indice glicemico

Il carico glicemico frutta è il dato che permette di capire davvero l’impatto metabolico di una porzione reale di uva, cachi o fichi, e nella maggior parte dei casi risulta basso o moderato anche per i frutti con indice glicemico più elevato. Si calcola moltiplicando l’indice glicemico per i grammi di carboidrati effettivamente contenuti in una porzione, diviso 100.

Prendiamo l’uva come esempio concreto: anche attribuendole un indice glicemico nella fascia alta indicata dalle tabelle di Foster-Powell, una porzione standard da 150 g contiene una quantità di carboidrati che, moltiplicata per l’indice glicemico e divisa per 100, restituisce un carico glicemico moderato, paragonabile a quello di una mela o di una pera di pari peso. Il motivo è semplice: l’uva è composta per circa l’80% di acqua, quindi il contenuto reale di zuccheri per porzione è molto più basso di quanto la percezione comune (“l’uva è tutta zucchero”) suggerisca.

Lo stesso principio vale per i fichi tardivi e per i cachi: il loro sapore intensamente dolce non corrisponde a una densità di zuccheri paragonabile a quella di un dolce industriale, perché la porzione di frutta fresca contiene comunque una frazione significativa di acqua e fibra che “diluisce” il carico glicemico complessivo.

Zuccheri della frutta vs zuccheri aggiunti: la differenza scientifica

Gli zuccheri naturalmente presenti nella frutta intera non sono equiparabili, dal punto di vista dell’impatto metabolico, agli zuccheri aggiunti isolati di dolci, bevande e snack industriali, anche quando la quantità di zucchero “sulla carta” è simile. L’EFSA, nel parere scientifico sull’assunzione di zuccheri, distingue esplicitamente gli zuccheri liberi (aggiunti agli alimenti, o presenti in miele, sciroppi e succhi) dagli zuccheri intrinseci alla struttura cellulare della frutta intera, sottolineando che la raccomandazione a ridurre il consumo riguarda principalmente i primi.

La differenza non è solo terminologica. Quando si mangia un frutto intero, gli zuccheri sono racchiusi all’interno delle pareti cellulari della polpa, insieme a fibre, acqua, vitamine e polifenoli. Questa matrice alimentare rallenta la velocità con cui gli zuccheri vengono liberati e assorbiti nell’intestino, un fenomeno documentato dagli studi sull’indice glicemico fin dai lavori originari di Foster-Powell, Holt e Brand-Miller. Uno zucchero aggiunto disciolto in una bibita o presente in un biscotto industriale, invece, è già “libero” e viene assorbito molto più rapidamente, senza il contributo di fibra e senza la sazietà indotta dalla masticazione e dal volume d’acqua della frutta fresca.

Questo non significa che la frutta possa essere consumata senza alcun limite: significa che il confronto diretto tra “zuccheri della frutta” e “zuccheri aggiunti” come se fossero equivalenti calorici e metabolici è scientificamente scorretto.

L’uva fa ingrassare? Sfatare il mito del frutto “troppo dolce”

L’uva non fa ingrassare più di altra frutta se consumata nelle porzioni consigliate, e non esiste alcuna prova che il suo sapore dolce la renda intrinsecamente più “calorica per lo stesso peso” rispetto a frutti percepiti come meno dolci. Una porzione di 150 g di uva apporta un quantitativo calorico paragonabile a quello di una porzione equivalente di mele o pere; la differenza percepita nasce più dalla facilità con cui si continua a mangiare uva “a manciate” davanti alla televisione, senza percepirne il volume reale, rispetto a un frutto che va sbucciato o tagliato.

L’aumento di peso richiede sempre un surplus energetico complessivo nell’arco della giornata o della settimana: nessun singolo alimento, incluso un frutto dolce come l’uva, può causare accumulo di grasso indipendentemente dal bilancio calorico totale. Il problema, quando esiste, riguarda la quantità consumata senza consapevolezza, non la natura del frutto in sé.

Perché evitare la frutta di settembre è un errore: l’esperienza clinica

A settembre, nello studio, vedo spesso un pattern ricorrente: pazienti che, dopo una dieta estiva restrittiva, arrivano convinti che la frutta autunnale “più dolce” debba essere evitata o fortemente limitata. Il risultato paradossale è che, eliminando uva, cachi e fichi per timore degli zuccheri, molte persone li sostituiscono con snack industriali — barrette, biscotti, cracker aromatizzati — che hanno una densità calorica e un contenuto di zuccheri aggiunti nettamente superiori, oltre a un profilo nutrizionale molto più povero in fibre, acqua, vitamine e polifenoli.

Questo comportamento è comprensibile ma controproducente: si finisce per rinunciare a un alimento con effetto saziante e buon valore nutrizionale in cambio di prodotti pensati per essere altamente appetibili e facilmente sovraconsumabili. Se serve un aiuto per capire come inserire correttamente la frutta di stagione nel proprio piano alimentare senza cadere in eliminazioni ingiustificate, è possibile prenotare una visita nutrizionale per una valutazione personalizzata.

Se invece si cerca un’alternativa pratica agli snack industriali, integrare la frutta autunnale in preparazioni semplici — una macedonia, un’insalata con fichi e formaggio fresco, un dolce a basso contenuto di zuccheri aggiunti — è spesso più efficace che eliminarla del tutto. Su A Tavola col Nutrizionista si trovano diverse ricette stagionali pensate proprio per valorizzare la frutta di settembre senza eccessi.

Quanta frutta mangiare a settembre: le indicazioni CREA

Le linee guida CREA per una sana alimentazione italiana indicano come riferimento generale il consumo di più porzioni di frutta al giorno, con una porzione standard pari a circa 150 g di prodotto fresco, all’interno di un’alimentazione varia ed equilibrata. Questo significa che uva, cachi e fichi possono essere inseriti quotidianamente, alternandoli tra loro e con altra frutta di stagione, senza necessità di limitazioni specifiche legate al loro sapore più dolce.

Il tema delle porzioni e della distribuzione della frutta nella giornata è stato approfondito anche in altri articoli dello Studio NewLife: ad esempio, per chi si chiede se mangiare frutta la sera comporti rischi specifici, l’analisi disponibile su frutta la sera fa ingrassare: verità e mito chiarisce che il momento della giornata conta molto meno del totale calorico complessivo. Lo stesso principio, applicato ad altri frutti estivi e di fine stagione, è stato discusso anche a proposito dei fichi di agosto e dell’anguria estiva, spesso vittime degli stessi pregiudizi legati al sapore dolce.

La strategia più utile a settembre non è quindi ridurre la frutta di stagione, ma imparare a inserirla consapevolmente nel contesto della propria alimentazione complessiva, tenendo conto delle porzioni reali e dell’insieme degli altri alimenti consumati nella giornata.

Per chi desidera approfondire questi temi con un supporto pratico, il libro “A Tavola col Nutrizionista” raccoglie indicazioni concrete su come costruire pasti equilibrati includendo la frutta di stagione senza inutili rinunce.

Domande frequenti sulla frutta di settembre e gli zuccheri

Dott. Giuseppe Scopelliti – Biologo Nutrizionista (Ordine dei Biologi Emilia-Romagna e Marche, n. ERM_A03278)

Riceve a Bologna (Via Marconi 47) e Milano (Via Albricci 9).

Prenota la tua visita



Condividi su:

Aggiungi un commento Cancel


Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Iscriviti al mio CANALE!

Seguimi su

Prenota la visita con un click

prenota la tua visita

Articoli recenti

  • Zuccheri di Settembre: la Frutta di Stagione fa Ingrassare?
  • Come Leggere il Menu al Ristorante Senza Sabotare la Dieta?
  • Adolescente che salta i pasti: perché in questa fase può frenare la crescita
  • 7 errori nella spesa che sabotano la tua dieta
  • Quanto tempo prima di dormire devi smettere di mangiare?

Commenti recenti

  • Paola su Alimentazione e Ansia: Cibi che Calmano (e Quelli da Evitare)
  • Paola su Leggere le etichette alimentari: l’errore che fai (e che ti costa la salute)
  • Michela Mastrogiacomo su G come Glutine: Scopriamo Tutto su Questo Nutriente Controverso!
  • Marisa su M come Metabolismo Basale – L’Alfabeto Nutrizionale Podcast
  • ste su Dipendenza da cioccolato: Come uscirne. Le parole del Nutrizionista

Categorie

  • Alimentazione & Benessere
  • Dieta
  • Dimagrimento
  • Fitness
  • L'Alfabeto Nutrizionale – Podcast
  • Motivation
  • News
  • Nutrizionista
  • Nutrizionista a Bologna
  • Obesità e gestione del peso
  • Ricette
  • Video

Studio NewLife Nutrizione e Salute® del Dott. Giuseppe Scopelliti

Studio NewLife Nutrizione e Salute® del Dott. Giuseppe Scopelliti

Biologo Nutrizionista a Bologna e Milano

051 0568648 - 339 6040008 (anche whatsapp)

info@studionewlife.it

https://studionewlife.it

Via Marconi 47 - Bologna

Ultimi Articoli

  • Zuccheri di Settembre: la Frutta di Stagione fa Ingrassare? Set 21

    La frutta autunnale come uva, cachi e fichi viene spesso...

  • Come Leggere il Menu al Ristorante Senza Sabotare la Dieta? Set 19

    Il vero ostacolo di chi mangia spesso fuori casa non...

  • Adolescente che salta i pasti: perché in questa fase può frenare la crescita Set 17

    Saltare la colazione o il pranzo durante la pubertà non...

  • 7 errori nella spesa che sabotano la tua dieta Set 15

    Il fallimento di una dieta si gioca spesso al supermercato,...

Dott. Giuseppe Scopelliti - Biologo Nutrizionista - Iscrizione all'albo n. ERM_A03278 - P.Iva 03561731203 - Informativa sulla Privacy - Termini di utilizzo
Studio NewLife Nutrizione e Salute® è un marchio registrato
Copyright ©2026 Tutti i diritti riservati