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Cosa mangiare durante l’allattamento: la guida (e i falsi miti da smettere di credere)

Cosa mangiare durante l’allattamento: la guida (e i falsi miti da smettere di credere)
13/06/2026Studio NewLifeAlimentazione & Benessere

Cosa mangiare durante l’allattamento è una domanda legittima che merita una risposta chiara: una dieta varia, adeguata nelle calorie e ricca di micronutrienti critici come iodio, DHA e vitamina D. La ricerca degli ultimi vent’anni indica che la grande maggioranza delle restrizioni alimentari consigliate alla madre che allatta non ha alcuna base scientifica. Il rischio reale non è mangiare aglio o pomodori — è impoverire la propria dieta in un momento in cui il fabbisogno nutrizionale è tra i più elevati della vita di una donna.

Allattamento al seno: processo fisiologico mediante il quale la ghiandola mammaria produce latte adatto alla nutrizione del neonato, con un costo energetico e nutrizionale significativo per la madre. I LARN 2014 della SINU stimano un incremento di circa 500 kcal/die rispetto al fabbisogno pre-gravidico nei primi sei mesi di allattamento esclusivo.

Fabbisogno calorico durante l’allattamento: quanto aumenta davvero?

Durante l’allattamento il fabbisogno energetico della madre aumenta di circa 500 kcal/die nei primi sei mesi di allattamento esclusivo, secondo i LARN 2014 della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU). Questo incremento è parzialmente compensato dalla mobilizzazione delle riserve adipose accumulate in gravidanza.

In pratica: una donna con un fabbisogno basale di 1.800-2.000 kcal/die può trovarsi a dover coprire 2.300-2.500 kcal/die. Non si tratta di un eccesso, ma della copertura di una funzione biologica attiva e fisiologicamente costosa.

Picciano (2003), in una revisione pubblicata sul Journal of Nutrition, sottolinea come il periodo dell’allattamento richieda aggiustamenti fisiologici e nutrizionali specifici che non possono essere trascurati senza conseguenze sulla qualità del latte materno e sulla salute della madre.

I macronutrienti da considerare con attenzione nella dieta allattamento:

  • Proteine: il fabbisogno sale con un incremento di circa +17 g/die rispetto alla quota raccomandata per la donna adulta non in allattamento (LARN 2014). Fonti di qualità: carne magra, pesce, uova, legumi, latticini. Ho approfondito il tema del fabbisogno proteico in una guida dedicata: quante proteine al giorno per gli adulti.
  • Grassi: in particolare gli omega-3 a catena lunga (DHA), fondamentali per lo sviluppo neurologico del neonato e trasferiti attivamente nel latte materno in funzione dell’apporto dietetico materno.
  • Carboidrati: nessuna riduzione drastica è giustificata; il metabolismo energetico richiede un apporto glucidico adeguato e costante.

Se vuoi stimare il tuo fabbisogno calorico personalizzato tenendo conto della fase di allattamento, puoi utilizzare NutriGenius, lo strumento che ho sviluppato per la pianificazione alimentare e il calcolo del fabbisogno nutrizionale individuale.

Cibi da evitare durante l’allattamento: i falsi miti smontati dalla scienza

La lista di alimenti “vietati” durante l’allattamento è spesso lunga, ansiogena e, nella quasi totalità dei casi, priva di supporto scientifico. Di seguito i principali miti, smontati uno per uno.

Aglio e cipolle fanno rifiutare il latte al bambino?

Falso. Alcuni composti volatili dell’aglio passano nel latte materno e ne modificano lievemente l’aroma. Lo studio di Mennella e Beauchamp (1991), pubblicato su Pediatrics, mostra che i neonati tendono ad attaccarsi al seno più a lungo e a succhiare di più quando il latte ha un aroma di aglio. L’esposizione precoce a sapori diversi attraverso il latte potrebbe addirittura favorire la futura accettazione alimentare. Non esiste alcuna indicazione a eliminare aglio, cipolla o erbe aromatiche dall’alimentazione della nutrice.

I legumi causano coliche al bambino?

Non ci sono prove scientifiche che lo supportino. I gas intestinali prodotti durante la digestione dei legumi nella madre (H₂, CO₂, metano) non passano nel latte: il latte materno viene sintetizzato a partire dai nutrienti assorbiti nel sangue, non dai gas del colon. I legumi sono invece una fonte eccellente di proteine vegetali, ferro non-eme, fibre e folati. Per approfondire il ruolo di fibre e legumi nel benessere intestinale, rimando a questo articolo: fibre, cereali integrali e legumi per la salute dell’intestino.

Il caffè è vietato durante l’allattamento?

No, non è vietato: va moderato. Circa l’1% della caffeina assunta dalla madre passa nel latte materno. L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) indica come soglia di sicurezza 200 mg/die di caffeina durante l’allattamento, equivalenti a circa 1-2 tazze di caffè espresso. Quantità superiori possono accumularsi nel neonato — che metabolizza la caffeina con efficienza molto ridotta nei primi mesi di vita — causando irritabilità e disturbi del sonno. La regola è: non eliminare, ma non eccedere.

Il pesce è da evitare per il mercurio?

Al contrario: il pesce è un alimento chiave durante l’allattamento per il suo contenuto di DHA. La restrizione riguarda specifiche specie predatrici di grandi dimensioni (pesce spada, squalo, tonno rosso, luccio, marlin) per via della possibile bioaccumulazione di metilmercurio. Pesci azzurri di piccola taglia (sardine, alici, sgombro), salmone, trota e merluzzo non presentano questo problema e vanno consumati 2-3 volte a settimana. Il DHA è tra gli omega-3 più critici per lo sviluppo neurologico del lattante, come confermato dal parere scientifico EFSA del 2013 sui fabbisogni nutrizionali nei primi anni di vita.

Pomodori, agrumi e cibi acidi irritano il bambino?

Questo è uno dei miti più duri a morire, ma non ha fondamento fisiologico. Il pH del latte materno è strettamente regolato dall’organismo materno e non viene influenzato dall’acidità degli alimenti ingeriti. Pomodori, agrumi, kiwi e fragole sono ottime fonti di vitamina C — micronutriente che migliora l’assorbimento del ferro non-eme — e non vanno eliminati senza una specifica indicazione clinica documentata.


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Micronutrienti critici nella dieta allattamento: iodio, vitamina D, ferro e DHA

Accanto alle calorie e alle proteine, alcuni micronutrienti richiedono un’attenzione specifica durante l’allattamento perché il loro fabbisogno aumenta in modo significativo o perché il latte materno ne è strutturalmente povero.

Iodio

Il fabbisogno di iodio nella nutrice sale a 200-290 µg/die (LARN 2014), con un aumento di circa il 50% rispetto alla donna adulta non in allattamento. Lo iodio è essenziale per la funzione tiroidea del neonato e viene attivamente secreto nel latte materno. Fonti alimentari principali: pesce, crostacei, alghe, latte e latticini, uova. L’uso di sale iodato è raccomandato. In molte aree italiane la copertura dietetica è insufficiente: valutare l’opportunità di un’integrazione con il proprio medico o nutrizionista.

Vitamina D

Il latte materno è strutturalmente povero di vitamina D, indipendentemente dallo stato nutrizionale della madre. Per questo le principali linee guida pediatriche internazionali raccomandano la supplementazione diretta al neonato allattato al seno (la dose standard è 400 UI/die, ma il dosaggio specifico va concordato con il pediatra). Per la madre, un adeguato apporto di vitamina D attraverso esposizione solare e/o supplementazione rimane importante per la salute ossea nel post-parto.

Ferro

Il fabbisogno di ferro nella nutrice è inferiore rispetto alla donna fertile non gravida, grazie all’amenorrea da allattamento che riduce le perdite mestruali. Tuttavia, molte donne raggiungono il post-parto con riserve ridotte a causa delle perdite ematiche del parto. Includere regolarmente nella dieta fonti di ferro eme (carne rossa magra, pesce) e non-eme (legumi, verdure a foglia verde, tofu) abbinate a vitamina C per ottimizzarne l’assorbimento è una strategia pratica ed efficace.

Omega-3 DHA

Il DHA (acido docosaesaenoico) è uno degli acidi grassi più critici durante l’allattamento. La sua concentrazione nel latte materno dipende direttamente dall’apporto dietetico della madre. L’EFSA raccomanda un’assunzione aggiuntiva di 100-200 mg/die di DHA per le nutrici. Consumare pesce grasso 2-3 volte a settimana è la soluzione alimentare principale; in alternativa o in aggiunta, è possibile valutare una supplementazione con olio di alghe (fonte vegana di DHA preformato) o olio di pesce purificato certificato.

Idratazione e allattamento: quanto bere?

La produzione di latte richiede acqua in misura rilevante. Una nutrice produce in media 750-800 ml di latte al giorno nei primi mesi, con un fabbisogno idrico aumentato di circa 700 ml/die rispetto alla norma. I LARN 2014 indicano per la nutrice un’assunzione adeguata di acqua pari a circa 2,7 litri/die totali, includendo quella contenuta negli alimenti.

In pratica: bere regolarmente senza aspettare lo stimolo della sete (che in allattamento arriva spesso in ritardo), tenere sempre una bottiglia d’acqua a portata di mano durante le poppate.

Bevande consigliate: acqua naturale o leggermente frizzante, tisane prive di erbe contrindicate, latte. Bevande da moderare: caffè e tè nero o verde (caffeina), bevande zuccherate e succhi di frutta industriali (calorie vuote, picchi glicemici).

Alimentazione della mamma che allatta in estate: focus stagionale

Nei mesi estivi il rischio di disidratazione — già elevato durante l’allattamento — aumenta ulteriormente con il caldo, e le abitudini alimentari tendono spontaneamente verso pasti più leggeri. Questo non è un problema se i pasti leggeri restano nutrizionalmente densi.

La stagionalità estiva offre una gamma di alimenti particolarmente adatti alla nutrice:

  • Albicocche: fonte di beta-carotene (precursore della vitamina A), potassio e piccole quantità di ferro.
  • Pesche e nettarine: buona idratazione, vitamina C, facilmente digeribili.
  • Melone e anguria: contenuto idrico superiore al 90%, utili per coprire il maggior fabbisogno di liquidi. L’anguria contiene anche licopene.
  • Pomodori: licopene, vitamina C, potassio — nessuna controindicazione per il bambino (vedi sopra).
  • Zucchine: leggere, idratanti, versatili nelle preparazioni fredde.
  • Fagiolini: fonte di fibra, folati e vitamina K, ottimi anche in insalata.
  • Basilico e erbe aromatiche fresche: aggiungono micronutrienti, sapore e riducono il bisogno di sale; nessun problema per il bambino.
  • Sardine e sgombro freschi: di stagione in estate, ottima fonte di omega-3 DHA a basso costo e ridotto rischio da mercurio.

Un esempio di pranzo estivo adatto alla nutrice: insalata di farro con pomodorini, tonno al naturale (preferire tonno in scatola da tonnetto striato, con livelli di mercurio inferiori al tonno rosso), olive, basilico fresco e olio EVO — bilanciato in proteine, omega-3 e antiossidanti, fresco e rapido da preparare. Per chi è in gravidanza, molti di questi principi sono sovrapponibili a quelli che ho trattato in: cosa mangiare in gravidanza d’estate.

Cosa limitare davvero: gli alimenti con evidenza di rischio durante l’allattamento

Dopo aver smontato i falsi miti, è fondamentale indicare cosa ha una base razionale per essere limitato o evitato. L’elenco è molto più breve di quanto si creda.

  • Alcol: è l’unico alimento per cui la raccomandazione di evitare è netta. L’etanolo passa liberamente nel latte materno raggiungendo concentrazioni simili a quelle ematiche materne. Il neonato metabolizza l’alcol a circa la metà della velocità degli adulti. Se si consuma occasionalmente una piccola quantità di alcol, attendere almeno 2-3 ore prima della poppata successiva (il cosiddetto “pump and dump” non accelera l’eliminazione dell’alcol dal latte).
  • Pesci predatori di grandi dimensioni (pesce spada, squalo, tonno rosso, luccio, marlin): limitare a non più di 1 porzione/settimana per il rischio da metilmercurio.
  • Caffeina in eccesso: oltre 200 mg/die (circa 2 caffè espresso).
  • Alimenti a rischio microbiologico: formaggi a latte crudo non stagionati, carne cruda o poco cotta, uova crude, insaccati crudi — non per effetto diretto sul latte, ma per tutela della salute della madre (rischio di listeria, salmonella, toxoplasma).
  • Integratori non validati o erbe “galattogene” in automedicazione: fieno greco, cardo mariano, finocchio in dosi massicce possono avere effetti farmacologici non prevedibili senza supervisione; consultare sempre il proprio medico o nutrizionista prima di assumerli.

Vuoi tenere traccia della tua alimentazione durante l’allattamento?
Il Diario Alimentare del Dott. Scopelliti è uno strumento pratico per monitorare pasti, idratazione e benessere quotidiano — utile anche per portare informazioni precise alla visita nutrizionale.


Riepilogo: cosa mangiare durante l’allattamento in sintesi

La dieta della mamma che allatta non deve essere restrittiva: deve essere adeguata. Più calorie (+500 kcal/die), più proteine (+17 g/die), più acqua (circa 2,7 L/die totali), attenzione specifica a iodio, vitamina D, DHA e ferro. Meno paura degli alimenti comuni, più consapevolezza dei pochi elementi — alcol, pesce predatore, caffeina in eccesso — che hanno una reale evidenza di rischio.

Un’alimentazione varia, stagionale e bilanciata è la strategia migliore, non le liste di divieti che circolano su forum e gruppi. Se hai dubbi specifici sulla tua situazione, un professionista della nutrizione può aiutarti a costruire un piano alimentare personalizzato e scientificamente fondato.

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Domande Frequenti

Quante calorie in più servono durante l’allattamento?

Durante i primi sei mesi di allattamento esclusivo, il fabbisogno energetico della madre aumenta di circa 500 kcal/die rispetto al fabbisogno pre-gravidico, secondo i LARN 2014 della SINU. Questo incremento è parzialmente compensato dalla mobilizzazione delle riserve adipose accumulate in gravidanza. Una donna con un fabbisogno basale di 1.800-2.000 kcal/die può quindi trovarsi a dover coprire 2.300-2.500 kcal/die senza che ciò costituisca un eccesso. Ridurre eccessivamente le calorie in questa fase può compromettere sia la qualità del latte materno sia la salute della madre.

Quali cibi sono davvero da evitare durante l’allattamento?

L’elenco è molto più breve di quanto si creda. L’alcol è l’unico alimento per cui la raccomandazione di evitare è netta, poiché l’etanolo passa liberamente nel latte materno in concentrazioni simili a quelle ematiche. Vanno limitati i pesci predatori di grandi dimensioni (pesce spada, squalo, tonno rosso, luccio) per il rischio da metilmercurio, e la caffeina va contenuta entro i 200 mg/die (circa 2 caffè espresso). Gli alimenti a rischio microbiologico (carni crude, formaggi a latte crudo non stagionati, uova crude) vanno evitati per tutela della salute materna. Aglio, legumi, pomodori, agrumi e la maggior parte degli alimenti comuni non hanno alcuna controindicazione scientifica.

Il caffè si può bere durante l’allattamento?

Sì, in quantità moderate. Circa l’1% della caffeina assunta dalla madre passa nel latte materno. L’EFSA indica come soglia di sicurezza 200 mg/die di caffeina, equivalenti a circa 1-2 tazze di caffè espresso. Il neonato, specialmente nei primi mesi, metabolizza la caffeina con efficienza molto ridotta: un accumulo può causare irritabilità e disturbi del sonno. Non è necessario eliminare il caffè, ma è importante non superare la soglia indicata e tenere conto di tutte le altre fonti di caffeina (tè, bevande energetiche, cioccolato).

Quali integratori servono davvero durante l’allattamento?

Non esiste una risposta universale, ma alcuni micronutrienti meritano attenzione individuale. La vitamina D viene raccomandata come supplemento diretto al neonato (400 UI/die come indicazione standard, da verificare con il pediatra) perché il latte materno ne è strutturalmente povero. Per la madre, la valutazione dell’iodio è prioritaria: in molte aree italiane l’apporto dietetico è insufficiente e può essere indicata un’integrazione. Il DHA (100-200 mg/die aggiuntivi, secondo EFSA) è utile se il consumo di pesce grasso è inferiore a 2-3 volte/settimana. Qualsiasi integrazione, incluse le erbe “galattogene” come fieno greco o finocchio ad alte dosi, va discussa preventivamente con il proprio medico o nutrizionista.

Dott. Giuseppe Scopelliti – Biologo Nutrizionista (Ordine dei Biologi Emilia-Romagna e Marche, n. ERM_A03278)

Riceve a Bologna (Via Marconi 47) e Milano (Via Albricci 9).

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